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Capitolo I

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CAPITOLO I

CONVENZIONE DI VIENNA SULLE RELAZIONI CONSOLARI



1.1 Nozione generale di relazioni consolari

Alle soglie di uno studio sulle relazioni consolari, è d’uopo delinearne, in prima approssimazione, la nozione stessa. A tal fine, occorre, innanzitutto, cercare di definire il significato generale delle relazioni consolari. E’ necessario accennare, inoltre, ad alcuni aspetti particolarmente espressivi di siffatte relazioni, qualificando infine, il sistema delle norme giuridiche che le relazioni medesime governano.
Intese nella loro accezione più alta e nella normalità del loro intrecciarsi, le relazioni consolari sono quello speciale modo di essere che le relazioni tra due Stati vengono ad assumere, per l’esistenza nel territorio di uno Stato di particolari organi dell’altro Stato, destinati ad esercitarvi funzioni consolari. Duplice è, quindi, l’elemento caratteristico delle relazioni consolari: da un lato, l’istituzione nel territorio di uno Stato di particolari organi di un altro Stato estero; dall’altro, le speciali funzioni che tali organi sono ivi chiamati a svolgere.
Occorre osservare, che gli organi consolari sono, bensì, lo strumento di relazioni intercorrenti tra gli Stati, e le funzioni consolari costituiscono, quindi, il contenuto di rapporti aventi anche rilevanza internazionale; ma gli uni e le altre tendono ad assumere portata giuridica essenzialmente interna. E ciò in quanto gli effetti giuridici degli atti compiuti dagli organi consolari, nell’esercizio delle loro normali funzioni, sono destinati a spiegarsi principalmente nell’ordinamento interno degli Stati. In questo aspetto, le relazioni consolari si distinguono nettamente dalle relazioni diplomatiche

1.2
Segue. Aspetto caratteristico delle relazioni consolari: cooperazione tra organi consolari ed autorità locali

L’istituzione delle relazioni consolari implica non pure l’unilaterale possibilità, da parte degli organi di uno Stato, di esercitare le funzioni consolari nel territorio dell’altro Stato; essa comporta, altresì una varia e molteplice cooperazione tra le autorità dello Stato territoriale e gli organi consolari dello Stato inviante. Mercé tale cooperazione, gli organi consolari possono efficacemente adempiere le loro funzioni rispetto ai propri connazionali, e, nel tempo stesso, servire quella causa superiore di amicizia e di pace tra Stato inviante e Stato ricevente che è loro affidata.
Le relazioni consolari tendono, bensì, a permettere allo Stato di appartenenza degli organi consolari di tutelare i propri interessi nello Stato territoriale; ma, in vari aspetti, esse giovano allo stesso Stato territoriale. E ciò in quanto ciascuno di codesti interessi può considerarsi quasi elemento dei buoni rapporti generali – rapporti di varia collaborazione internazionale – esistenti tra i due Stati. E la conservazione di siffatti buoni rapporti è di alto momento non pure per lo Stato inviante, ma per lo stesso Stato ricevente.
Per le funzioni che sono loro proprie, e per la loro stessa natura giuridica, gli organi consolari sono chiamati a trattare con tutte le autorità dello Stato di residenza competenti nel loro ambito territoriale, e sono destinati ad avere assidui contatti, altresì, con gli individui – connazionali ed anche non connazionali – di ogni ambiente locale. Le relazioni consolari, vengono ad istituire, quindi, tra due Stati un sistema di legami complessi e molteplici, che non presuppone soltanto rapporti di pace e volontà di reciproca collaborazione ma esige anche una speciale reciproca fiducia.
Il formarsi, il persistere od il venir meno di codesto sentimento profondo giustifica l’istituzione, il mantenimento od il possibile estinguersi delle relazioni consolari, indipendentemente dalle vicende di altre forme di relazioni ufficiali tra gli Stati medesimi.

1.3
Segue. Le relazioni consolari come sistema di rapporti internazionali non solo bilaterali

Intese nella loro nozione giuridica elementare, le relazioni consolari sono sistemi di rapporti bilaterali: di legami, cioè, che sussistono entro combinazioni binarie di Stati.
Ciò non significa che non sia possibile considerarle su di un piano più vasto. Varie considerazioni contribuiscono a siffatta più ampia concezione.
- E’ da rilevarsi, innanzitutto, che nel territorio di uno Stato (A) e nelle singole località principali di tale Stato, non esistono solo gli organi consolari dello Stato inviante (B), ma vi si trovano, contemporaneamente, gli organi consolari di una pluralità di altri Stati C, D, E, etc.
Tale coesistenza di organi consolari stranieri viene a creare, di per sé stessa, un complesso di problemi giuridici che superano i limiti delle relazioni consolari concepite come sistemi di rapporti bilaterali.
- Gli Stati estranei alle relazioni consolari bilaterali, se sono posti dalla geografia come aree di vario transito tra gli stati partecipi delle relazioni stesse, sono internazionalmente tenuti a non ostacolare il materiale svolgimento di tali relazioni.
- Gli Stati terzi possono essere chiamati, poi, mercé l’interposizione di essi tra gli Stati le cui dirette relazioni siano rimaste interrotte, a riparare alle conseguenze dalle crisi eventualmente apertesi nel sistema delle relazioni bilaterali.
- Infine, gli organi consolari degli stati terzi rispetto al sistema di relazioni originariamente bilaterali possono porsi, in virtù di espedienti tecnico-giuridici di varia natura, come strumenti di relazioni consolari che non sono, in effetti, esclusivamente bilaterali.

1.4
Segue. Le norme giuridiche sulle relazioni consolari

Le relazioni consolari si istituiscono, si svolgono e si estinguono attraverso particolari procedure che le norme del diritto internazionale prevedono e disciplinano. Il contenuto delle relazioni stesse – le funzioni consolari e la cooperazione tra organi consolari ed autorità locali – è anch’esso regolato da norme internazionali. E gli organi medesimi delle relazioni si formano, funzionano ed a loro volta si estinguono attraverso altre procedure regolate pur esse da norme giuridiche internazionali. Codesti organi, poi, non potrebbero agire nella piena indipendenza e nell’assoluta sicurezza, che sono necessarie all’adempimento della loro missione, se non fossero protetti da un complesso di trattamenti (le immunità consolari in senso ampio) di diversa natura e di diversa portata, ognuno dei quali è regolato dal diritto internazionale. Ora, il sistema delle norme giuridiche internazionali – che disciplinano le relazioni consolari nel loro istituirsi e nel loro contenuto, e che regolano gli organi di esse, nella loro istituzione, nel loro funzionamento, nelle guarentigie onde sono protetti, e nel loro estinguersi – costituisce il
diritto consolare. Tale sistema di norme è organicamente connesso con il sistema delle analoghe norme, che presiedono alle relazioni diplomatiche ed in generale agli organi delle relazioni internazionali, e con esso costituisce il diritto diplomatico consolare.

1.5 La Convenzione di Vienna del 1963 nel sistema delle fonti delle norme sulle relazioni consolari

Tra le fonti delle norme regolatrici delle relazioni consolari ci soffermeremo, in modo particolare, sullo strumento diplomatico che ha codificato le norme sulle relazioni consolari, cioè la Convenzione di Vienna, elaborata dalla Conferenza delle Nazioni Unite sulle relazioni consolari (marzo-aprile1963), ed in Vienna aperta alla firma il 24 aprile 1963. Converrà, all’uopo, rapidamente considerare i precedenti della convocazione della conferenza, le caratteristiche giuridiche di essa, le peculiarità della sua programmazione, la portata dell’opera di codificazione da essa compiuta, le norme che essa stessa ha posto per fissare la sfera dei suoi soggetti e, infine, le procedure del suo perfezionamento formale.

1.6 Segue. I precedenti della convocazione della Conferenza di Vienna sulle relazioni consolari

L’opera di codificazione del diritto diplomatico-consolare, iniziata dalla Conferenza di Vienna del 1961 – che aveva elaborato le norme sulle missioni diplomatiche permanenti – non poteva restare interrotta. Inteso nella sua unità organica, il diritto diplomatico-consolare si compone, infatti, di un complesso di capitoli estremamente connessi tra loro, onde la codificazione di uno di essi quasi preannunzia e prepara quella degli altri.
In adempimento del compito affidato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dallo Statuto (art. 13, par. 1, 6): “incoraggiare lo sviluppo progressivo del diritto internazionale e la sua codificazione”
L’Assemblea generale aveva, a suo tempo, promosso le successive fasi della procedura preliminari alla convocazione di una conferenza codificatrice del diritto consolare. – tali fasi possono così riassumersi:
La Commissione di diritto internazionale, istituita con la risoluzione 174 del 21 novembre 1947, sin dalla sua prima sessione (aprile 1949) aveva posto il diritto consolare tra le quattordici materie che considerava suscettibili di codificazione, o per le quali la codificazione stessa appare più conforme alle presenti esigenze della comunità internazionale.
Dopo aver dedicato alla questione delle “
Relazioni ed immunità consolari” alcune sedute della sua sessione del 1956 e del 1958, e ben diciannove riunioni della sessione del 1959, la Commissione elaborò, entro il 1960, un progetto organico di 65 articoli.
Il progetto, esaminato e discusso dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, fu dall’Assemblea stessa sottoposto ai Governi degli Stati membri, con la richiesta di parere. Sulla base delle osservazioni e delle proposte formulate dai singoli Governi, e tenuto conto della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche nel frattempo conclusa dalla conferenza delle Nazioni Unite nel 1961, riesaminò il progetto nel suo complesso, rielaborandolo in un testo di settantuno articoli.
L’Assemblea generale, investita dell’esame del nuovo progetto, espresse la sua gratitudine alla Commissione di diritto internazionale per il lavoro compiuto, e decise di convocare per la primavera del 1963 una conferenza delle Nazioni Unite intesa ad elaborare il testo definitivo di una convenzioni sulle relazioni consolari, che si sarebbe tenuta in Vienna, nella stessa sede, nella quale si era svolta la Conferenza sulle relazioni diplomatiche.
Nel dicembre del 1962, l’Assemblea generale conferma la convocazione della conferenza per il marzo del 1963, ed invita i Governi a far conoscere, entro il febbraio del 1963, le nuove eventuali proposte di emendamenti.

1.7 Segue. Le caratteristiche giuridiche della Conferenza di Vienna del 1963

La Conferenza del 1963 assunse le seguenti caratteristiche giuridiche:

Fu un conferenza diplomatica: una conferenza non già di esperti designati dai singoli Stati, ma di organi degli Stati stessi aventi titolo e responsabilità di plenipotenziari.
Fu una conferenza deliberante: competente a decidere il testo di un accordo internazionale, destinato ad essere oggetto di successive procedure di perfezionamento, ma formulato, ormai, in modo definitivo.
Ospitata nel territorio di uno Stato determinato – la Repubblica Federale d’Austria - ma promossa e formalmente convocata da un’ Istituzione internazionale – le Nazioni Unite -, la conferenza assunse il titolo ufficiale di “Conferenza delle Nazioni Unite sulle relazioni consolari”.
La Conferenza diplomatica operava nell’ambito del mandato affidatole dall’ Organizzazione, in tale ambito trovò limiti decisivi, come la determinazione della sfera degli Stati, ai quali avrebbe dovuto essere rivolto l’invito di partecipare alla conferenza stessa. Le categorie dei soggetti che avrebbero potuto prendere parte alla conferenza erano: i membri delle Nazioni Unite, i membri di un istituto specializzato delle Nazioni Unite, gli Stati partecipi dello Statuto della Corte Internazionale di Giustizia. I medesimi limiti risultarono, inoltre, decisivi per stabilire la sfera degli Stati che possono divenire partecipi della Convenzione elaborata dalla Conferenza.

1.8 Segue. Gli aspetti e i significati extragiuridici della Conferenza

La Conferenza di Vienna del 1963, chiamata ad assolvere un compito tecnico giuridico, quale è tipicamente la codificazione delle norme del diritto consolare, assunse aspetti ed acquisì significati non soltanto giuridici. Vi furono varie ragioni : innanzitutto, la funzione generale di pace e di cooperazione, che le relazioni consolari tendono generalmente ad assolvere nella comunità internazionale; inoltre, il vario gioco degli interessi politici; le scelte, poi, assiduamente alle singole delegazioni, in quanto rappresentanti di Stati i quali sono, nel tempo stesso, destinati ad accogliere nel loro territorio uffici consolari esteri, e ad istituire all’estero propri uffici consolari; il diverso formarsi, infine, sotto l’impulso di siffatte scelte, oltre che per motivi generali di politica estera, dei contrapposti schieramenti tra le delegazioni stesse, nella rappresentazione delle proposte di emendamenti, nello sviluppo delle discussioni, e nelle votazioni consultive.

1.9 Segue. L’ organamento della Conferenza

Per la sua natura di conferenza diplomatica ed in virtù del suo naturale potere d’autonomia, la Conferenza di Vienna sulle relazioni consolari si diede essa stessa l’organamento, e fissò le regole di procedura che l’economia del suo lavoro comportava. – Adempì la prima esigenza, istituendo una
pluralità di organi, di grado diverso e di varia formazione, mercé il coordinamento dei quali la Convenzione ed i connessi documenti diplomatici poterono essere, via via, elaborati sino all’approvazione finale. La grande varietà di codesti organi e le funzioni assolte da ciascuno di essi nell’economia generale della Conferenza comportano la necessità di una classificazione:
Avuto riguardo alla loro struttura, tali organi possono distinguersi in organi
collegiali (l’assemblea, le commissioni, i comitati); in organi individuali (i presidenti dei singoli collegi congressuali, i vice-presidenti ed i relatori, il rappresentante del Segretario generale delle Nazioni Unite ed il Segretario esecutivo della conferenza); ed in organi burocratici (il Segretario della Conferenza, con le sue sezioni molteplici: ufficio dei traduttori, dei redattori dei processi verbali, dei servizi tecnici etc. etc.).
Avuto riguardo al titolo formale in base al quale le varie persone fisiche contribuirono a formare i singoli organi, sono da distinguersi gli
organi costituiti dagli Stati stessi a loro volta operanti attraverso i propri delegati (quasi tutti gli organi collegiali della Conferenza, ed anche le vicepresidenze di essa); gli organi formati da determinate persone fisiche, scelte tra i delegati degli Stati partecipi alla Conferenza, in base a varie considerazioni di opportunità e di equilibrio generale (ad esempio, i presidenti, i vicepresidenti, i relatori delle commissioni); altri organi, infine, formati da individui a tale compito chiamati “ex officio” (il rappresentante del Segretario generale delle Nazioni Unite, il Segretario esecutivo della Conferenza).
Avuto riguardo, infine, al rapporto nel quale si pongono l’uno rispetto all’altro, gli organi della conferenza di Vienna possono così distinguersi:
a) organi congressuali primari, in quanto esistenti per il fatto ed al momento stesso in cui la conferenza si è riunita: l’Assemblea generale, costituita dall’insieme delle delegazioni dei singoli Stati partecipi della Conferenza, ed il Segretariato della Conferenza stessa, presieduto e costituito dai capi e dai componenti degli uffici giuridici del Segretariato generale delle Nazioni Unite. – b) Organi di secondo grado della Conferenza, in quanto espressi dall’assemblea plenaria, possono considerarsi innanzi tutto, le due grandi commissioni, preposte all’esame, in prima lettura, di due distinti complessi di norme: alla prima fu affidato il progetto degli articoli attinenti alle relazioni consolari in generale; alla seconda fu commesso il progetto delle norme regolatrici dello status consolare inteso in senso lato. Altri organi di secondo grado, rispetto all’Assemblea generale, furono la Commissione per la verifica dei poteri, la cui ragione giustificatrice risiede nella stessa natura della conferenza, intesa come riunione di plenipotenziari: il Comitato di redazione, chiamato a dare al testo dei singoli articoli della Convenzione, già approvati dai competenti organi congressuali, formulazione definitiva nelle singole lingue ufficiali; e, infine, organo coordinatore e moderatore di tutta la Conferenza – l’ufficio di essa (bureau), formato dal presidente della conferenza, dai vice-presidenti e dai presidenti delle due commissioni.
Organi di terzo grado possono considerarsi quelli formatisi in seno ad un organo di secondo grado: in particolare, i gruppi di lavoro, costituiti per l’elaborazione di particolari clausole della Convenzione e dei protocolli facoltativi.
Oltre agli organi ufficiali della conferenza, spontaneamente si costituirono
gruppi di delegazioni, fondati su solidarietà geopolitiche, o su altre più intense ragioni di affinità politica, e destinati a coordinare l’azione congressuale delle delegazioni stesse: si costituirono così (per altro, ben diversamente organici e compatti), i gruppi degli Stati dell’Europa occidentale, degli Stati ibero-americani, degli Stati afro-asiatici e degli Stati comunistici.

1.10 Segue. Le norme di procedura dei lavori della Conferenza

La Conferenza adempì la sua seconda esigenza funzionale, stabilendo essa stessa
le sue norme di procedura. All’uopo, approvò il proprio regolamento interno, inteso a disciplinare, sotto l’aspetto formale, le singole fasi ed i vari aspetti dei lavori congressuali: in particolare, la procedura per la presentazione delle proposte di emendamento e per lo svolgimento dei dibattiti, le formalità ed i limiti attinenti all’esercizio del diritto di parola, i diversi procedimenti di votazione, le maggioranze necessarie all’approvazione di un testo in sede di commissione o di assemblea plenaria. Le varie risorse procedurali offerte dal Regolamento – mozioni di ordine richieste di votazione per appello nominale; proposte di votazione di proposizioni isolate, di votazione di controllo del completo testo di un articolo, già approvato nei suoi singoli paragrafi; qualificazione di un testo, ai fini delle precedenze di votazione, come semplice emendamento del testo base, ovvero come nuova proposta; decisioni della presidenza su questioni controverse, ed approvazione delle decisioni stesse da parte dell’assemblea; richiesta di chiusura dei dibattiti, etc. – furono utilizzate, con intensità a volte drammatica, nei momenti nei quali più profondi erano i contrasti degli interessi sostanziali connessi con i testi in discussione.


1.11 Segue. Il carattere progressivo della codificazione operata dalla Conferenza

Non diversamente dalla Conferenza di Vienna del 1961, la Conferenza del 1963 ha compiuto un’opera di codificazione
progressiva: non si è limitata, cioè, alla constatazione dichiarativa del diritto esistente, ma ha cercato di tenere conto delle nuove esigenze manifestatesi, per quanto concerne le relazioni consolari, nella realtà della vita internazionale. Analogamente alla Conferenza di Vienna del 1961, siffatto carattere della codificazione progressiva era inerente alla Conferenza di Vienna del 1963. E ciò, anche perché partecipi di essa sono stati i rappresentanti dei singoli Stati nuovi: dei soggetti, cioè, che non avevano potuto contribuire alla formazione delle norme consuetudinarie di diritto consolare, e che non sono ancora partecipi di convenzioni consolari bilaterali. Come la Conferenza di Vienna del 1961, la Conferenza del 1963 ha potuto procedere sulla base di un progetto sapientemente elaborato dalla Commissione di diritto internazionale.

1.12
Segue. La complessità del compito assolto dalla Conferenza

La funzione affidata alla Conferenza diplomatica del 1963 è risultata, per altro,
più complessa, per certi riguardi, di quella adempiuta dalla stessa Conferenza del 1961. E’ da rilevarsi, infatti, che il diritto consolare non era stato mai oggetto di norme convenzionali generali come quelle che il Congresso di Vienna del 1815 aveva stabilito, nell’allegato XVII del suo Atto finale (“Wiener Règlement) per il diritto diplomatico. – E’ da tenersi presente, poi, che la moltitudine delle convenzioni consolari bilaterali può offrire, bensì, un punto di riferimento utile per stabilire gli sviluppi dello stesso diritto consolare, ma comporta anche difficoltà di comparazione e di cernita, per accertare quali clausole possono considerarsi come generalmente ammesse, e quali, invece, rispecchiano le particolari esigenze delle singole combinazioni binarie di Stato. – Occorre por mente, inoltre, alla varietà ed alla complessità delle funzioni di un ufficio consolare, comparate con le bene individuate categorie delle funzioni assolte da una missione diplomatica. – Non si può prescindere, infine, dalla considerazione che la pluralità degli uffici consolari esteri in molte città di uno stesso Stato, e le varie possibilità di azione e di contatti che sono proprie dei consoli nell’ambito della loro circoscrizione, creano per lo Stato territoriale un insieme di problemi forse più complessi di quelli che possono derivare dalla presenza nella capitale dello Stato stesso delle singole missioni diplomatiche estere. – Reciprocamente, è da ricordarsi che l’esistenza di propri uffici consolari anche in centri lontani dalle capitali degli Stati esteri riceventi può dar motivo, per ogni Stato inviante, a preoccupazioni di sicurezza più gravi di quelle che possono essere giustificate dalle proprie missioni diplomatiche presso gli stessi Stati esteri.

1.13 Segue. Gli aspetti e i momenti dell’innovazione operata dalla Convenzione di Vienna nel diritto consolare

Al fine di poter accertare quale sia, in effetti,
il contributo della Convenzione di Vienna allo sviluppo del diritto consolare, considerato nella sua inscindibile connessione con il diritto diplomatico, fa d’uopo tener presente che tale contributo non deve necessariamente consistere nella creazione di norme nuove rispetto a quelle sino ad ora vigenti. Esso può anche essere costituito dalla conferma di alcune regole già formatesi nella prassi e non ancora assurte a dignità di norme giuridiche internazionali. Può ritrovarsi, altresì, nella più ampia sfera di applicazione di principi generalmente riconosciuti come inerenti alla formazione ed allo svolgimento delle relazioni consolari. Può manifestarsi, infine, in una tendenza – contenuta, per altro, in sicuri limiti – ad avvicinare, per alcuni riguardi, relazioni ed organi consolari, da un lato, e relazioni ed organi diplomatici, dall’altro.

1.14
Segue. Gli strumenti diplomatici conclusivi della Conferenza

La Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari costituisce l’atto fondamentale elaborato dalla Conferenza. Essa si inquadra, per altro, in
un complesso di strumenti diplomatici di diversa natura. Essi sono:
L’
atto finale della Conferenza, cioè, il processo verbale della sua invocazione, del suo organamento e dalla sua conclusione.
Il testo della stessa
Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari, costituito di 79 articoli, preceduti da un preambolo e distribuiti in cinque capitoli.
I due
Protocolli facoltativi,attinenti, il primo, alla composizione delle controversie, ed il secondo alla attribuzione della cittadinanza degli Stati territoriali rispetto ai funzionari consolari ed ai loro congiunti,
Alcune
risoluzioni, di carattere principalmente protocollare, esprimenti la gratitudine della Conferenza al Governo federale austriaco ed alla città di Vienna per l’ospitalità offerta alla Conferenza stessa, e la gratitudine, altresì, alla Commissione di diritto internazionale per il progetto da essa elaborato e posto alla base dei lavori congressuali.

1.15 Segue. Gli Stati che possono essere partecipi della Convenzione, e le procedure attraverso le quali si compie il perfezionamento formale della Convenzione stessa

La Convenzione di Vienna contiene un complesso di norme intese a regolarne, sotto vari riguardi,
l’economia generale.
Un primo gruppo di queste norme concerne i soggetti della Convenzione stessa, e le procedure attinenti al suo perfezionamento formale.
La
Sfera degli Stati, che possono divenire partecipi della Convenzione, è costituita, innanzi tutto, dagli Stati medesimi che avevano titolo per essere invitati alla Conferenza elaboratrice della Convenzione: gli Stati, cioè che sono membri o dell’organizzazione delle Nazioni Unite, o di un istituto specializzato delle Nazioni Unite, o dello Statuto della Corte internazionale di giustizia. Essa è formata, altresì, da tutti gli Stati ai quali l’Assemblea generale delle Nazioni Unite deciderà di rivolgere invito a diventare parte delle Convenzione.
Le
procedure, attraverso le quali uno Stato può divenire partecipe della Convenzione, sono le seguenti:
la sottoscrizione della Convenzione stessa, e la successiva ratifica di essa;
l’adesione compiuta dagli Stati appartenenti ad una delle tre categorie di Paesi invitati alla Conferenza, i quali non si siano valsi della possibilità di sottoscrivere la Convenzione nel termine all’uopo stabilito. E l’adesione, altresì, degli Stati estranei alle tre categorie degli Stati invitandi ma destinatari di un invito rivolto dall’Assemblea generare delle Nazioni Unite.
La Convenzione
entrerà in vigore come tale - esisterà cioè giuridicamente e sarà, quindi, fonte di norme positive - quando la condizione ed il termine seguenti saranno adempiuti: l’avvenuto deposito del ventiduesimo strumento di ratifica o di adesione; ed il compiuto periodo di trenta giorni dalla data del deposito.
La Convenzione
entrerà in vigore nei confronti dei singoli Stati, quando le condizioni ed i termini seguenti saranno realizzati: l’effettuato deposito, da parte dello Stato di cui si tratta, dello strumento di ratifica o di adesione; ed il compiersi di 30 giorni dopo la data del deposito stesso.
L’organo preposto alle varie operazioni connesse con il perfezionamento formale della Convenzione è il
Segretario generale delle Nazioni Unite. Esso è competente, in particolare: a) per ricevere il deposito, gli strumenti di ratifica e gli strumenti di adesione; b) per notificare, ai singoli Stati partecipi della Convenzione, la sottoscrizione, la ratifica, l’adesione compiuta da parte degli altri Stati; c) per notificare, altresì, la data alla quale la Convenzione, considerata come tale, sarà entrata in vigore; d) ad essere, infine, il depositario del testo originario della Convenzione nelle cinque lingue ufficiali delle Nazioni Unite, ed a rimettere, ai singoli Stati partecipi si essa, la copia certificata conforme al testo stesso.
Alla regola della completa ed esclusiva competenza del Segretario generale delle Nazioni Unite, per quanto attiene alle operazioni connesse con il perfezionamento formale della Convenzione, la Convenzione stessa prevede una deroga parziale e temporanea: aperta in Vienna il 24 aprile del 1963 alla firma degli Stati partecipi della Conferenza, la Convenzione stessa poteva essere sottoscritta presso il Ministero degli Affari Esteri delle Stato che la Conferenza aveva ospitato – la Repubblica federale d’Austria – sino al 31 ottobre del 1963.


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