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Giudiziale

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La separazione giudiziale


Di diversa natura è la cd. separazione giudiziale disciplinata all’art.151 del codice civile: “La separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole. Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio”.

In questo caso la procedura sarà instaurata con il deposito del ricorso a cura di uno dei coniugi assistito da legale di fiducia. Successivamente alla fissazione dell’udienza presidenziale, si provvederà alla notificazione del ricorso all’altro coniuge.
In sede di udienza innanzi il Presidente, esperito il tentativo di conciliazione le parti saranno sentite liberamente al fine della adozione dei provvedimenti di urgenza che normalmente attengono alla assegnazione della casa familiare, alla individuazione di un assegno di mantenimento a favore del coniuge economicamente più debole, nonché in favore degli eventuali figli minori.

A seguito dell’intervento della legge n. 151/75, non è più prevista la separazione “per colpa”, essendo il predetto principio stato sostituito con quello della “addebitabilità”. L’addebito della separazione intende, quindi, ammonire ogni deviazione dai doveri coniugali, espletando, però, effetto unicamente ai rapporti patrimoniali e successori fra i coniugi e vanificando, quindi, ogni possibile statuizione sui rapporti genitori/ figli.questa prova manchi, ovvero quando si dimostri che la crisi coniugale è intervenuta per ragioni ulteriori e diverse, e magari antecedenti, alla violazione dei doveri matrimoniali, non vi sarà spazio per la pronuncia di addebito della separazione.

L’allontanamento dalla casa coniugale, seppur integra gli estremi del reato di cui all’art.570 c.p. se correlato alla violazione degli obblighi di assistenza familiare, non costituisce, tuttavia, motivo di addebito alla luce di ormai consolidata giurisprudenza che preliminarmente intende accertare il rapporto di causa/effetto tra l’allontanamento e l’intollerabilità della convivenza. La sentenza Cass. 28 maggio 2008 n. 1402 ha espressamente sancito che
«La pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola inosservanza dei doveri coniugali, implicando, invece, tale pronuncia la prova che la irreversibile crisi coniugale sia ricollegabile esclusivamente al comportamento volontariamente e consapevolmente contrario a tali doveri da parte di uno o di entrambi i coniugi, e cioè che sussista un nesso di causalità tra i comportamenti addebitati ed il determinarsi dell'intollerabilità della ulteriore convivenza. Pertanto, in caso di mancato raggiungimento della prova che il comportamento contrario ai predetti doveri tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stato la causa efficiente del fallimento della convivenza, legittimamente viene pronunciata la separazione senza addebito».


E’ possibile convertite la separazione giudiziale in consensuale solo quando i coniugi, seppur a posteriori, addivengano all’accordo sugli elementi essenziali della separazione; qualora, invece, venga avviata la separazione consensuale, nel caso in cui i coniugi innanzi il Presidente non dovessero confermare l’assenso alla separazione con le pattuizioni indicate in ricorso, è necessario instaurare un procedimento ex novo e procedersi a separazione giudiziale.


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