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L'affido dei minori

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Affido condiviso


La legge 8 febbraio 2006, n. 54 ha introdotto nuove disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli, con le quali è stato capovolto il criterio in base al quale veniva stabilito a quale dell'uno o dell'altro dei genitori affidare i figli, secondo il prudente apprezzamento del presidente del tribunale o del giudice o secondo le intese raggiunte dai coniugi.
La precedente disciplina in materia, ricavabile dal combinato disposto dell’articolo 6 della legge 898/1970, che ha introdotto il divorzio nel nostro ordinamento, e dell’art 155 c.c., così come formulato dalla legge di riforma del diritto di famiglia (l. 151/75), aveva fissato per la prima volta un criterio guida per il giudice in tema di affidamento dei figli, vale a dire quello della preminenza del loro interesse morale e materiale. Le due disposizioni (art. 6 l. 898/70, art. 155 c.c.) individuavano (ed individuano tutt’ora) un criterio unico alla cui stregua disciplinare i rapporti tra genitori e figli, vale a dire quello del superiore interesse della prole.
La necessità della legge 2006, n.54 rinviene la propria ragion d’essere nella prassi giudiziaria di affidare la prole in forma esclusiva a un solo genitore, di solito la madre, con ricadute negative sul padre, il cui ruolo veniva limitato a genitore del “tempo libero”.
La nuova disciplina, quindi, ha dato finalmente attuazione al principio della
bigenitorialità, ossia al diritto dei figli a continuare ad avere rapporti allo stesso modo con il padre e con la madre anche dopo la loro separazione, sulla base dell’incontestabile verità che si resta genitori per tutta la vita nonostante il venir meno del vincolo matrimoniale. Questo in ossequio a quanto stabilisce la nostra Costituzione, la quale all’art. 30 riconosce ad entrambi i genitori il diritto – dovere di mantenere, istruire ed educare i figli.
Il principio della bigenitorialità non è un’invenzione del nostro legislatore ma è un concetto che si è già affermato da tempo negli ordinamenti europei e sancito altresì in numerose convenzioni internazionali, tra cui è doveroso ricordare la Convenzione sui diritti del fanciullo sottoscritta a New York il 20 novembre 1989, e resa esecutiva in Italia con la legge n. 176 del 1991.
L’affermazione della priorità di assicurare al bambino il diritto di essere educato e sostenuto da entrambi i genitori (titolari a loro volta di un eguale diritto/dovere nei confronti del figlio) conduce all’accoglimento di un altro principio che è quello della
biparentalità . Questo concetto stabilisce un principio molto innovativo secondo cui al minore deve essere assicurato il diritto di mantenere i rapporti non solo con il genitore che è stato penalizzato nella scelta dell’affido, generalmente il padre, ma anche con la famiglia di quello al fine di godere ampiamente delle relazioni familiari e degli affetti di figure importanti, come ad esempio quelle dei nonni, che pure rappresentano figure importanti nella crescita di un bambino.
Altro aspetto altrettanto fondamentale stabilito dalla nuove disposizione riguarda, inoltre, la condivisione della responsabilità di entrambi i genitori affinché entrambi possano in pari dignità sostenere la crescita dei propri figli, prendendo decisioni concernenti la loro educazione, istruzione e formazione, tenendo conto dei loro desideri, capacità e inclinazione.
Il legislatore non utilizza il termine “coniuge”, appositamente per escludere i rapporti personali delle parti e per includere nelle sue regole tutti genitori, sia che il loro rapporto affettivo abbia avuto il suo svolgimento nel matrimonio, e si sia concluso con la separazione o con il divorzio o con la nullità, sia che il loro rapporto affettivo non abbia dato forma ad un legame giuridico.
Per questo motivo la nuova norma conferisce ad entrambi i genitori l’esercizio congiunto della potestà e dell’amministrazione.
Si chiede, in contropartita, agli stessi di sostituire alla conflittualità, la cooperazione al fine di ridurre le problematiche dei figli, già segnati dalla separazione dei genitori e dai probabili conflitti che l’hanno preceduta.


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