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Multiproprietà

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La multiproprietà



È annullabile il contratto (nella specie, acquisto di una quota di "multiproprietà") stipulato per timore di dover pagare, in caso di revoca della proposta già sottoscritta, una rilevante penale, secondo quanto falsamente indicato dall'emissario del venditore, a nulla rilevando che l'obbligo di pagamento della penale sia escluso dalla legge.
Tribunale Parma, 14 luglio 2003

Prima dello spirare del termine di recesso non possono sorgere obbligazioni sull'acquirente; quindi, con l'emissione di un assegno, seppur con scadenza successiva al decorso di detto termine, si assume un'obbligazione e si contravviene al divieto.

II diritto di ripensamento, previsto dall'art. 5 d.lg. n. 427 del 1998, si avvicina all'istituto della revoca, essendo destinato ad operare non su un rapporto obbligatorio già sorto, bensì - ancor prima ed in revoca - sull'atto di consenso alla conclusione del negozio.
Tribunale Bergamo, 21 novembre 2001

Il divieto, previsto dall'art. 6 d.lg. n. 427 del 1998, per il venditore di esigere o ricevere il versamento di somme di danaro a titolo di anticipo, di acconto o di caparra, è posto a tutela della libertà negoziale, sotto l'aspetto del diritto di ripensamento.
Tribunale Bergamo, 21 novembre 2001

Qualora si stipuli un contratto preliminare, seguito da vendita, di quota millesimale di unità abitativa in multiproprietà, con l'impegno del venditore di acquistare la proprietà dell'oggetto venduto, di poi non rispettato, si verifica inadempimento nei confronti dell'acquirente, per non avere assicurato il trasferimento della quota millesimale pattuita, con il diritto del compratore a chiedere la risoluzione del contratto e l'obbligo del venditore di restituire il prezzo e rimborsare le spese sostenute.
Tribunale Milano, 29 ottobre 2001

La delibera assembleare della multiproprietà concernente radicali modificazioni della struttura e del funzionamento della multiproprietà richiede partecipazione e adesione di tutti i "multiproprietari".
Corte appello Genova, 29 settembre 2000

La multiproprietà, al pari del condominio e della comunione, ancorché priva di soggettività giuridica, può essere parte in giudizio in persona del gestore, quale rappresentante dei "multiproprietari" nei rapporti esterni.
Corte appello Genova, 29 settembre 2000

La multiproprietà immobiliare costituisce un'autonoma figura di diritto reale.
Corte appello Genova, 29 settembre 2000
Cond. multiprop. Portofino c. Gueli e altro

La delibera assembleare della multiproprietà concernente radicali modificazioni della struttura e del funzionamento della multiproprietà richiede partecipazione e adesione di tutti i "multiproprietari".
Corte appello Genova, 29 settembre 2000

Nel caso di multiproprietà immobiliare, ai fini della partecipazione all'assemblea deve ritenersi trovare applicazione la disposizione contenuta nell'art. 67 att. c.c. versandosi in ipotesi di comproprietà indivisa, con la conseguenza che i comproprietari di ogni singola unità abitativa, facente parte della multiproprietà, avranno diritto ad un solo rappresentante nell'assemblea, designato dai comproprietari interessati o, in mancanza, scelto per sorteggio dal presidente dell'assemblea.
Tribunale Bolzano, 14 febbraio 2000

Quando una società per azioni in base ad un rapporto nascente da convenzione con l'acquirente delle proprie azioni, autonomo dal (seppur collegato al) rapporto sociale cui dà vita tale acquisto, attribuisce al socio, verso un corrispettivo periodico e per un periodo di lunga durata coincidente con quello della società, il diritto personale di godimento dell'immobile e dei servizi comuni per una determinata frazione spazio - temporale (c.d. multiproprietà azionaria) tale attribuzione traendo vita non dallo "status" sociale ma dalla separata convenzione fra la società e il socio, non incontra il divieto posto dall'art. 2256 c.c. che impedisce al socio di servirsi del patrimonio sociale per fini estranei a quelli della società, riferendosi il detto divieto all'ipotesi in cui l'utilizzazione di tali cose non trovi titolo diverso dallo "status" sociale. Nè, qualora con la concessione del suddetto diritto di godimento la società non esaurisca i propri fini sociali, per essere gli stessi comprensivi anche dell'esercizio di imprese (generalmente, turistico - alberghiere o di analoga natura, come nella specie) per la produzione di utili da ripartire tra i soci, può ritenersi insussistente lo scopo di lucro richiesto dall'art. 2247 c.c. Inoltre, non comporta rimessione del contenuto della prestazione all'arbitrio di una delle parti contraenti, la previsione contrattuale che (come nella specie) affida la determinazione del corrispettivo dovuto per il godimento dell'unità immobiliare al Consiglio di amministrazione della società, trattandosi di deliberazione soggetta al controllo dell'assemblea dei soci (che sono anche le controparti della suddetta convenzione) cui spetta di evidenziare eventuali errori nella ripartizione degli utili e degli oneri e di chiederne la correzione. Infine, pur essendo essenziale, per la configurabilità di un diritto personale di godimento, la limitazione dello stesso nel tempo, la sussistenza del requisito non può in tale ipotesi essere valutata alla stregua dell'art. 1573 c.c., inapplicabile nella indicata fattispecie, e deve considerarsi positivamente verificata quando la durata di tale diritto sia fatta coincidere, nella convenzione attributiva dello stesso, con quella della società.
Cassazione civile, sez. II, 10 maggio 1997, n. 4088


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