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Introduzione

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ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICA UTILITA' DOPO LA RIFORMA


INTRODUZIONE


Il lavoro che segue intende analizzare la disciplina dell'espropriazione per pubblica utilità di beni immobili, o di diritti relativi ad immobili, per l'esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilità volte alla realizzazione di interventi necessari per l'utilizzazione, da parte della collettività, di beni o di terreni di cui non è prevista la materiale modificazione o trasformazione.
L'espropriazione rientra nell'ambito del potere ablativo della Pubblica Amministrazione e si rinviene in quella particolare vicenda di trasferimento coattivo del diritto di proprietà, o altro diritto reale, da un soggetto (cd. espropriato) ad un altro soggetto (cd. beneficiario) in forza di un atto o di un comportamento dell'organo procedente (cd. autorità espropriante).
L'intera materia è ora disciplinata dal D.P.R.327/2001 - Testo Unico dell'espropriazione per pubblica utilità entrato in vigore il 30 giugno 2003 - il quale costituisce il primo intervento volto a riordinare un ambito, la cui fisiologica complessità è stata gravata da oltre un secolo di formazione episodica, da orientamenti non sempre univoci della giurisprudenza e da numerose pronunce d'incostituzionalità.
In questo quadro d'incertezza la prima e più importante novità introdotta dal T.U. consiste nella reductio ad unitatem dei molteplici modelli dovuti alla previgente frammentazione legislativa, un unico procedimento espropriativo che identifica due distinte basi giuridiche:
- il decreto d'esproprio ex. art.23, la cui procedura è delineata dai criteri e principi della L. 241/1990, come modificata dalle L.80/2005 e L. 15/2005;
- l'atto d'acquisizione coattiva sanante ex. art 43, introdotto dal D. Lgs. 302/2002 che ha apportato numerose modifiche al D.P.R. del 2001, soprattutto in ragione di alcuni ma fondamentali eventi sopravvenuti anteriormente la sua entrata in vigore.
Difatti nel 2001, la legge cost. n°3, modificativa del Titolo V della Costituzione, ha ridisegnato l'assetto delle attribuzioni normative dello Stato e delle Regioni, paventando un sistema istituzionale del tutto innovativo, in cui la Pubblica Amministrazione svolge un ruolo di primo piano.
Seppur per finalità d'interesse generale, la linea di confine tra la legittimità dell'espropriazione e il diritto alla proprietà è impercettibilmente sottile e determina un necessario contemperamento dell'interesse del singolo proprietario e quello della collettività; è indispensabile riconoscere il rilievo costituzionale di cui gode il diritto di proprietà nell'ambito del nostro ordinamento istituzionale, ex. Art.42 cost:
"1.La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
2.La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.
3.La proprietà privata può essere, nei casi previsti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale.
4.La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità".
Innumerevoli sentenze della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo hanno consolidato nel tempo una linea di pensiero che si riserva d'essere a tutela del privato cittadino, a garanzia non solo della posizione sostanziale di chi subisce un torto, ma anche della P.A. che, agendo per il bene comune, renda effettivi quei principi di buon andamento e imparzialità costituzionalmente garantiti.



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